Nel 1931 Baden Powell scriveva sulla rivista The Scouter che secondo lui “molti giovani sono distolti dal divenire capi nel Movimento dalla paura di dover essere tanti pozzi di scienza, in grado di insegnare ai loro ragazzi tutti i dettagli di ogni prova di specialità; mentre il loro compito è di entusiasmarvi i ragazzi e cercare esperti per insegnargliele“.
Ma Baden Powell andava oltre e diceva a proposito dei regolamento che “servono solo a dar linee indicative per aiutare un Capo in difficoltà; i campi scuola sono solo per mostrargli più speditamente i modi migliori per applicare il nostro metodo ed ottenere buoni risultati“.
Dunque 80 anni fa il fondatore dello scoutismo aveva già visto il rischio, che ora si sta correndo alcune volte, di fare scoutismo chiusi in convegni, campi e corsi fatti seduti a rimuginare su metodo, fede e quant’altro.
Con questo non dico che convegni e campi di formazione non vadano bene, ma che accanto al lato formativo, didattico, teorico, metodologico, certo importante, va rimesso al centro l’aspetto di preparazione tecnica nelle costruzioni, nodi, espressione, avventura. E per far questo non bastano i campi di specializzazione, va dato al capo il tempo e il modo per frequentarli accanto all’iter classico di formazione.