E anche quest’anno ho fatto cambuse critiche…

E così anche nel 2017 per il settimo anno abbiamo fatto Cambuse Critiche in quel di Bologna…quest’anno il 60% degli ordini in più!!! Un grazie ai tantissimi gruppi che hanno fatto gli ordini e ai volontari che hanno dato una mano (anche due, tre..quattro mani!)

Perchè si fa Cambuse Critiche? Bè uno dei 4 punti di Baden Powell è “salute e forza fisica” e se non mangi bene, sano oltre che etico ed equo come fai a fare gli altri 3 punti di B.P.!!!

Rendicontazione 2017
Andamento cambuse critiche 2011-2017

L’iter di formazione visto da un capo: l’intervista ad Angelo

Angelo Giordano, capo del Villanova 1, mi ha mandato questa sua intervista sull’iter. Angelo lo trovate anche qui

Ciao Angelo, tu sei negli scout da quanto tempo? Parlaci del tuo trascorso scout?

Ho fatto la promessa alla fine del 1987 o massimo ai primi del 1988. Le circostanze le ricordo benissimo, Contrada la Vaglia a Matera, ma la data è un po’ ballerina. Sono stato Esploratore nel Reparto Sagittario Matera 1 e, dopo un intermezzo di incertezza, Rover nel Clan Orione dello stesso gruppo.bHo preso la Partenza nel 1994.

L’esperienza scout è semplicemente centrale nella mia esistenza e durante i difficili anni del Politecnico in cui un servizio attivo era assolutamente impensabile lo scoutismo ha comunque continuato a sostenermi nel tempo. Per un ragazzo di periferia di una piccola città del Sud lo scoutismo era una delle poche isole felici tra l’oceano impervio della strada e i paludosi stagni del mondo dorato dei figli di papà del ceto impiegatizio: tra gli scout non ero nell’inferno del vuoto delle periferie nè nel purgatorio di un ambiente piccolo borghese arido e parassitario.

Cosa ti ha motivato a far la scelta di diventare ad un certo punto un educatore negli scout?

La scelta di Servizio, devo ammetterlo, è stata primaria nella mia Partenza. Ho da sempre, per cultura familiare prima di tutto, una visione politica della Vita, che lo Scoutismo ha accentuato nel tempo. Insomma, starmene solo a casa a guardare un film o a leggere un libro non fa proprio per me.

Ho partecipato anche ad altre forme di Servizio e Volontariato, nell’ambito politico, ambientale e per la diffusione del software libero ma, a conti fatti, ritengo che il Servizio nello scoutismo abbia un elevatissimo rendimento.

Hai mai interrotto il tuo servizio? Nel caso non sia una motivazione riservata puoi dirci il perché?

Sì, durante l’università (ebbene sì, ci sono facoltà che lasciano anche meno tempo libero del mondo lavorativo) e nei momenti più difficili della mia carriera lavorativa quando sono stato costretto ad emigrare da Matera a Bologna.

Che campi di formazione hai fatto? Ti sono piaciuti? Ti hanno motivato e/o dato gli strumento per essere un buon Capo? A che punto sei con l’iter di formazione? Sei riuscita a frequentare tutti i campi?

Ho completato l’iter e ho la nomina a Capo dal 2008. Ricordo di aver saltato la Rosea perchè già impegnato con l’Università. Ho un buon ricordo del CFM E/G fatto nella mia regione di origine per il contenuto metodologico, ossia, per l’istruzione formale ricevuta, se mi si passa il termine.

Il CFA  fatto in Calabria, invece, è stato il mio vero ‘campo’ di formazione, portandomi ad una consapevolezza profonda del ruolo e delle responsabilità di Capo. Tuttavia, non posso che sottolineare la casualità del mio percorso di formazione.

Ho fatto il CFM durante il mio primo contratto a progetto, il CFA tra un periodo di lavoro a tempo determinato e l’altro.

Insomma, io non ho ‘scelto’ di sacrificare ferie per fare formazione, semplicemente è capitato, per puro caso, di aver prenotato i campi di formazione senza avere la minima idea della probabilità di  poterli frequentare effettivamente ed essermi, poi, trovato ad indossare il fazzolettone di CFM e CFA avendo avuto l’OK lavorativo pochi giorni prima, sia in occasione del CFM che del CFA.

Inoltre, non ho dovuto dimostrare, esibendo una tessera a punti, di aver fatto anche il mio dovere in zona e regione. Ho fatto il mio Servizio al meglio che potevo e una bella sera la mia Co.Ca. ha festeggiato con me la nomina a Capo.

Ritieni utile fare un iter con i “giusti” tempi?

E’ vero, la formazione non è solo una questione di nozioni.

La mia esperienza di Capo al Nord è diversa da quella in Italia Meridionale, la ‘ricchezza’ dei gruppi del nord è evidente. I giovani capi sono tecnicamente molto preparati, dotati di abbondanti risorse in termini di competenza, energia, voglia di fare Servizio. Ma è necessario un po’ di tempo per mettere a frutto i propri talenti, fare esperienza non tanto per diventare più ‘bravi’, ma per maturare una consapevolezza della centralità dell’intenzionalità educativa di ogni attività scout.

Non ritengo sia urgente che un giovane Capo arrivi alla nomina a Capo a 24 anni, è urgente, invece, smettere di sovraccaricare i capi giovani con ruoli e responsabilità che li schiacciano e li bruciano anzitempo.

L’importante è dare a tutti quelli che vogliono fare Servizio e hanno la fiducia di una Co.Ca. l’opportunità di formarsi.

Se l’Agesci impedisce loro di formarsi sarebbe meglio, schiettamente, chieder loro di fare un altro Servizio altrove.

Quindi, se desideriamo che tutti gli adulti desiderosi di far Servizio in AGESCI si formino in un piano superiore a quello delle semplici nozioni tecniche, dobbiamo lasciar loro il tempo di arrivarci. Ma questo implica che l’Associazione affida scientemente i ragazzi a troppi capi che non raggiungono e non raggiungeranno mai quel livello minimo di competenza congiunta a maturazione che si ritiene indispensabile.

Come vedresti un iter di formazione più “a dimensione” della vita del Capo? Secondo te dovrebbe essere + veloce o + lento?

Che tipo di formazione capi serve ai ragazzi del XXI secolo?

Io sono stato testimone del lento ma inesorabile scivolare dal Capo uomo-ragazzo al Capo psicologo, infermiere, assistente sociale, informatico, commercialista, badante (dei genitori), baby sitter, burocrate. Eppure, di Capi uomo-ragazzo ne conosco ancora parecchi.

Inclusi Adulti di provenienza Extraassociativa che hanno avuto la forza di mettersi in gioco, leggersi scouting for boys e non solo: comprendere e applicare i manuali di branca ma… non avere le 2,5 settimane per conseguire la fatidica nomina pur arrivando, dopo 3-4 anni di Servizio, ad una competenza più che sufficiente per condurre autonomamente una Unità perchè hanno sempre avuto l’umiltà di ascoltare ed imparare anche da Capi ben più giovani.

CFT a parte, di cui non ho sentito nè parlare particolarmente bene nè ho potuto intravederne gli eventuali effetti positivi, ritengo che la coppia di campi settimanali vada assolutamente mantenuta.

Il valore aggiunto di queste esperienze è notevole e va oltre la formazione frontale.

Questa formazione, deve, però, essere integrata da altre forme più flessibili.

Infatti, trovo grave ed inaccettabile questa specie di  ‘schizofrenia’ associativa che, da un lato impone un sistema di formazione rigido ed esclusivo, esaltando la necessità di offrire ai ragazzi capi con la più completa e perfetta formazione possibile, dall’altro ignora col sorriso sulle labbra la realtà matematicamente inoppugnabile fatta di una decisa minoranza di capi formati alla guida delle unità.

Quindi, se questa formazione così rigida è indispensabile, i gruppi che non possono offrire ai ragazzi il numero prescritto di capi completamente formati dovrebbero chiudere.

Anche nel ricco Nord dove i rover non emigrano per fare l’università e una parte dei giovani capi trova lavoro vicino casa, la percentuale di unità guidata da capi almeno con CFM non è che sia esaltante.

Figuratevi nel centro sud.

Non entro nel merito delle tecniche di formazione suppletive da introdurre: dall’elearning ai campi a week end, la scelta è vasta.

Se affidiamo unità a Capi freschi di partenza privi di CFM, (e non si riflette mai abbastanza sulle implicazioni materiali per tanti bambini e ragazzi sugli effetti pratici dei concetti di ‘autorizzazione provvisoria’), potremo molto più serenamente affidare le stesse unità ad un Capo che abbia fatto 2-3 week end di formazione e/o n ore di formazione in teleconferenza.

Poi, magari, un Capo che abbia fatto formazione ‘alternativa’ per una parte del suo percorso, potrebbe riuscire a percorrerne un segmento sul sentiero tradizionale.

Quindi non è che l’iter attuale vada abolito perchè è sbagliato, va integrato con nuove opzioni formative perchè è insufficiente secondo tutti i dati numerici disponibili, per includere nel percorso formativo quella quota di capi altrimenti esclusa .

I gestori delle basi scout….gente speciale

Ci sono persone fantastiche che da decenni portano avanti un servizio silenzioso nelle basi lo sapevate? Gente che ci spende tempo, soldi (a volte anche tanti e dei propri!) solo per dare ai capi e ai ragazzi di fare scoutismo in luoghi all’aria aperta.

Vengo da un sabato trascorso in quel di Melara con oltre 60 gestori di basi scout, persone che con tantissima pazienza e passione gestiscono dei luoghi che non sono solo case o terreni dover mettere la tenda o il sacco a pelo ma luoghi dove si è vissuto lo scoutismo e dove si vive lo scoutismo.

Due giorni di riunione annuale per ascoltare alcune sessione formative (autocostruzione, ristrutturazioni con un occhi all’ambiente ed ecologia, esperienze di rete regionali di gestori di basi o centri), per parlare tra di noi e per crescere insieme, migliorarci nel nostro servizio.

 

 

A parlar di cambuse critiche a Modena

Ieri sera sono stato in quel di Modena per la seconda volta a parlare di cambuse critiche: la prima è stata ad una assemblea di zona e invece questa volta ne ho parlato ad alcuni rover e scolte.

La cosa bella è che l’idea di fare cambuse critiche è nata come esigenza della Zona e ho trovato due responsabili di zona veramente carichi e sul pezzo ma anche rover e scolte appassionati che cercano di fare cambuse critiche per delle route di cammino (cosa tutt’altro che facile).

Che dire? Dopo 8 anni dalla nascita delle cambuse critiche piano piano con il passaparola e la testardaggine di tanti pionieri in giro dell’Italia si sta diffondendo sempre di più l’esigenza di mangiare bene, sano etico…anche perchè Baden Powell parlava di “salute e forza fisica” o no?

Faccio i conti con me: 6 anni da consigliere generale

E’ giunta l’ora di tirare le somme, fare i conti con me, chiudere un capitolo importante del mio vissuto scout.

Se faccio i conti con me posso dire che, in questi 6 anni di servizio come consigliere generale, ho visto cambiare l’Associazione, che è cambiata perché tante persone si sono impegnate affinché cambiasse.

Ero sbarcato al consiglio generale nel 2012 con alcune certezze o meglio ero certo che c’era qualcosa che non andava e che doveva essere cambiato. Nello specifico volevo portare miglioramenti nei seguenti ambiti:

  1. Economico: i troppi debiti contratti a fronte di acquisti immobiliari (anche questo espresso democraticamente tramite mozione in assemblea di zona). E ora si sta rimettendo “in carreggiata” la parte economica dell’Associazione…
  2. Informatico: tutti i miei dubbi li avevo espressi – sempre democraticamente – in una mozione in assemblea regionale (e una anche l’anno dopo…). E ora piano piano si stanno migliorando i servizi informatici verso i soci.
  3. Formazione capi: a partire dal 2012 fino ad arrivare ai giorni nostri ho lavorato per rendere l’iter un po’ più a misura dei tempi odierni.
  4. Uniformi: necessità di renderle “al passo coi tempi” nasce da una mozione fatta da un gruppo nell’assemblea di Zona del 2011 che chiedeva di porre attenzione al costo delle uniformi. Mi sono impegnato in questo a partire dal 2013, e poi 2014 e nel 2015…e forse nel 2018 avremo la nuova uniforme!!! Incrociamo le dita.

Non vi nascondo che per anni mi sono sentito un pesce fuor d’acqua, le tante mozioni fatte non mi hanno certo reso “famoso” anzi – a volte – ero solo quello che scriveva tante mozioni o tante email che provocavano “un certo fastidio”.

Vi devo raccontare un aneddoto: al  mio primo consiglio generale vado a ritirare la paletta per votare…la signora che me la consegnò mi disse “Ah tu sei Santini…quello che scrive tante email”.

Eh si sono quello che scriveva tante email...ma lo facevo con un pensiero fisso che – come diceva Baden Powell – lo scoutismo << è un gioco allegro all’aperto dove “uomini-ragazzi” e ragazzi possono vivere insieme l’avventura come fratelli più anziani con fratelli più giovani, in abilità manuale e in disponibilità ad aiutare il prossimo>>…tutto il resto è un di più….