Mancano i capi? Colpa dei capi
Del fatto della cronica mancanza di capi in Agesci se ne parla da oltre un decennio (ne si accennava nel 2001 su questo numero di RS Servire pag. 31-32), nel numero 4-2011 di Proposta Educativa c’è un articolo scritto a 8 mani veramente interessante (pag. 21-22 scarica qui) che mette in fila le giuste e ovvie motivazioni per cui i capi lasciano il servizio.
Ma la mancanza di capi o comunque la mancanza di capi formati è colpa di chi? Della società, dell’associazione o dei capi? Nel parlare con altri scout di questi argomenti a volte sento dire che sono i capi che non hanno voglia o volontà di fare formazione. A questa tesi non ci ho mai creduto per il solo fatto che se il problema della mancanza di capi e della formazione dei capi (e autorizzazione poi delle unità) c’è da almeno un decennio forse il problema non è dei capi, ma sta nelle regole della formazione che sono stato cambiate, ricambiate, derogate senza alla fine dare gli esiti sperati.
Lascio i miei lettori con due riflessioni, una degli autori dell’articolo su Proposta Educativa
è giunto il tempo in cui occorre spostare l’attenzione dalla formazione di base dei giovani capi alla formazione permanente dopo la nomina a capo?
e un’altra, molto radicale ma essenzialmente concreta dello scout blogger Angelo Giordano che spiega brevemente il fatto che i tempi sono cambiati e cambieranno ancor più radicalmente
l’Agesci si è espansa in piena era di “Statuto dei Lavoratori”, orari di lavoro certi, ferie pagate ecc. ecc,

Diciamo 60% all’Associazione e 40% alla Contingenza, se proprio dovessi tagliare con l’accetta le responsabilità (e con tanto tanto ottimismo nei riguardi dell’Associazione). Poi, anche i capi ci mettono il loro sopraffatti dalle circostanze. Per esempio, ho dato la disponibilità, per la Giornata del Pensiero, di fare io la Testimonianza sulle Energie Alternative. Ho pensato: non devo preparare niente, mi metto le scarpe mezz’ora prima e lo faccio. ‘mbè, due minuti aver dato questa disponibilità precisa e limitata subito quei poveracci affogati della mia Co.Ca. ci hanno provato: “Ma prepara anche il gioco, anzi, ci vediamo per pattuglia domani pomeriggio? Anzi…”
E fin qui è divertente.
Il guaio è quando non ci si diverte più proprio perchè sopraffatti dalle incombenze e la crisi avviene, puntuale, quando ci si rende conto che invece di fare di più con meno si fa esattamente l’opposto: con più tempo dei capi si fa meno scouting per i ragazzi…
Alcuni ti direbbero: “Non hai tempo, non darti disponibile” o “Non hai tempo, allora è meglio che non fai servizio”, ma se ci poniamo degli standard (iter di formazione) e con deroghe, nuovi iter non riusciamo a migliorare lo stato delle cose allora andrà fatto o no un’altra riflessione? Non è che + tempo dedico alla formazione e + tempo dedico a preparare l’attività = ottengo il miglior educatore o la migliore proposta formativa per il capo scout o per le attività dei ragazzi. Concordo con te che si va a perdere lo scouting (e in Italia credo che siamo messi bene rispetto ad altre realtà scout internazionali sul fattore scouting!), ma anche che dalla riflessione dovremmo passare all’azione. Il tempo speso a volte su progetti, verifiche, etc. è talmente tanto che il tempo per agire viene a mancare!