Un blog che parla di scoutismo

Talvolta mi chiedo se, con tutti i nostri manuali, regole, dibattiti, conferenze, corsi di formazione non diamo l'impressione di considerare lo scoutismo un gioco troppo serio – Baden Powell

Lo scoutismo è un gioco, non una scienza

Nel 1931 Baden Powell scriveva sulla rivista The Scouter che secondo lui “molti giovani sono distolti dal divenire capi nel Movimento dalla paura di dover essere tanti pozzi di scienza, in grado di insegnare ai loro ragazzi tutti i dettagli di ogni prova di specialità; mentre il loro compito è di entusiasmarvi i ragazzi e cercare esperti per insegnargliele“.
Ma Baden Powell andava oltre e diceva a proposito dei regolamento che “servono solo a dar linee indicative per aiutare un Capo in difficoltà; i campi scuola sono solo per mostrargli più speditamente i modi migliori per applicare il nostro metodo ed ottenere buoni risultati“.

Dunque 80 anni fa il fondatore dello scoutismo aveva già visto il rischio, che ora si sta correndo alcune volte, di fare scoutismo chiusi in convegni, campi e corsi fatti seduti a rimuginare su metodo, fede e quant’altro.

Con questo non dico che convegni e campi di formazione non vadano bene, ma che accanto al lato formativo, didattico, teorico, metodologico, certo importante, va rimesso al centro l’aspetto di preparazione tecnica nelle costruzioni, nodi, espressione, avventura. E per far questo non bastano i campi di specializzazione, va dato al capo il tempo e il modo per frequentarli accanto all’iter classico di formazione.

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4 thoughts on “Lo scoutismo è un gioco, non una scienza

  1. Michele Maragliano on said:

    parole sante.

    • Francesco on said:

      Grazie Michele! Alla fine le mie sono riflessioni nate chiaccherando con altri capi dopo anni e anni di scoutismo. Si fa tanto parlare di formazione permanente ma bisogna anche fare i conti con il tempo a disposizione dei capi!

  2. è esattamente quello che ho pensato io durante un campo di formazione, mentre partecipavo un pò spaventata alle “”SESSIONI”"…corriamo il rischio di irrigidirci su metodo-pedagogia eccetera invece di concentrarci sull’entusiasmo e sul messaggio di amore che dobbiamo trasmettere ai ragazzi!

  3. Francesco on said:

    Si bisogna trovare un equilibrio. Ok la parte vocazionale nel cft, ok il metodo nel cfm e poi il cfa, ma dove mettiamo la parte di tecnica pura, espressione, nodi, avventura che è fondamentale per “passare lo scoutismo” ai bambini/e e ragazzi/e? Non si può dire “bè allora vai a fare un campo di specializzazione”. Un conto è la formazione obbligatoria, un conto è quella facoltativa, ovvio che la tendenza è a finire prima l’iter che fare tanti campi di specializzazione!

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